I Ponti di Verona

Lo sviluppo della città romana portò con sé la necessità di creare dei punti di passaggio che permettessero il guado e il transito del fiume. Si stima che la costruzione del primo ponte (noto come Ponte Pietra), risalga al primo secolo avanti Cristo, e che sia stato edificato in prossimità di una delle curve più strette dell’Adige. È presumibile che almeno fino al 49 a.C. la via Postumia lo attraversasse, ma che successivamente la creazione di un nuovo impianto viario della città imponesse un riassetto delle vie di transito e la costruzione di un secondo ponte più a valle che fosse perfettamente integrato sull’asse del decumano massimo, da ovest ad est. Questo secondo manufatto fu denominato Postumio, costruito con cinque arcate, leggermente più lungo rispetto a Ponte Pietra. Come molti altri ponti, anche questo subì numerosi danni provocati dalle varie inondazioni del fiume; da qui deriva la sua ulteriore denominazione di pons fractus, cioè danneggiato. Del ponte Postumio da secoli non resta alcuna traccia.

Accanto ai due ponti romani, in epoca medievale, se ne affiancarono altri tre costruiti per soddisfare le nuove esigenze di una città in decisa espansione. 

In concomitanza con la costruzione del Castello Scaligero, venne eretto il ponte di Castelvecchio, seguito poi dal ponte delle Navi e dal ponte Nuovo, che insieme al ponte Pietra univano le due rive del fiume. 

Il ponte della Pietra in un’immagine del 1885 di Riccardo Lotze (Archivio Giuseppe Milani, Verona). Veduta del paesaggio atesino di Verona nei pressi di San Giorgio in Braida. Dipinto di Gaspar van Wittel, inizi del XVIII secolo (Collezione privata).


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